giovedì 16 febbraio 2012

dal mio profilo F.B.

9 minuti fa
Non mollare: questo è un momento molto particolare uno di quei momenti che a causa della crisi il morale degli Italiani oltre a scendere sotto zero può determinare l'accettazione ed la rassegnazione. Questo è quello che vogliono i "mercati", guardando F.B. questa situazione sembra in contrasto con la rivoluzione da "tastiera" che leggiamo tutti i giorni; in realtà nella vita quotidiana delle famiglie e della gente si vede un lento degradare della fiducia, degradare non supportato da azioni politiche e sociali di una certa rilevanza. La Destra ed i suoi militanti ha il compito di non mollare e di supportare la nostra gente. Per questo la manifestazione di Roma è ancor più importante. Dobbiamo essere in tanti anche per ridar fiducia a chi la sta perdendo.Dal congresso di Torino ci siamo impegnati ad una importante sfida sulla denuncia sul Signoraggio e sulla Moneta pubblica, anche questo è importante per far capire le motivazioni principali che hanno determinato le precondizioni per cui gli Stati devono sottostare a comportamenti finanziari che di fatto impediscono loro di poter risolvere questo stato di fatto. Quando una banca riceve il denaro all'1% ed uno Stato come la Grecia paga "l'aiuto" ricevuto al 5% si attua una situazione illogica e anormale. Lo stesso vale e varrà per tutti. Occorre "portare in alto" la verità, farla conoscere. Per il momento impegnamoci tutti dunque per la manifestazione di Roma, il 3 marzo la Destra potrà dare agli Italiani la "sensazione" di non esser soli, il coraggio di affrontare con gente seria e decisa problemi da cui rifuggono tutti i partiti maggiori. Avanti dunque Camerati ..... ai remi portiamo la nostra gente in porti sicuri.

mercoledì 15 febbraio 2012

da l'Unità

Sanità, «No all'arresto di Tedesco»
Senato, decisivi Pdl e Lega

sanità, tedesco
15 febbraio 2012
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Al Senato tiene l'asse Pdl-Lega, almeno in Giunta per le immunità: con un voto secco (12 a 7) della ex-maggioranza, questa mattina, la Giunta ha infatti dichiarato di «aver già trattato» la richiesta d'arresto a carico dell'ex senatore del Pd Alberto Tedesco, di essersi già espressa per il 'no', di aver registrato il voto conforme dell'Aula e quindi di non poter più affrontare le rinnovate richieste della procura di Bari, rispedendo di fatto al mittente il fascicolo e la richiesta di custodia in carcere. Lo ha raccontato al termine della seduta di oggi il senatore dell'Idv Luigi Li Goti, definendosi «molto alterato» per la «strage di diritto» compiuta oggi a palazzo Madama.

Non solo: a suscitare gli strali dell'opposizone è stata anche il secondo voto di stamattina, quello con cui, stando sempre al racconto di Ligotti, affiancato da Felice Casson (Pd), la Giunta ha disposto che la questione Tedesco non debba essere più affrontata neanche in Aula. In questo caso, però, la Lega ha votato con Pd e Idv per andare in Aula, fissando così il risultato finale sul 10 a 9. Della questione, però, si è fatto carico il presidente della Giunta, Marco Follini, il quale ha assicurato che scriverà una lettera al presidente del Senato, Renato Schifani, per chiedere se il regolamento è stato interpretato in maniera corretta.

Il busillis è cosa da giuristi: secondo quanto raccontato da Ligotti, infatti, «nella prima richiesta d'arresto il reato contestato era la corruzione, mentre il gip di Bari aveva respinto l'ipotesi del Pm di associazione a delinquere. Il Tribunale del Riesame di Bari ha però dato ragione al Pm, consentendo una nuova richiesta d'arresto, sulla quale però la GIunta ha dichiarato di non dover proseguire, perchè il caso era già stato trattato. Cosa non vera: il senatore è lo stesso, ma il reato è diverso. E comunque, la questione - ha concluso Ligotti - doveva essere rinviata all'Aula».

Destra o cosa?



Tutti CAMERATI quando si tratta di prendere i voti a Destra, tutti politicamente corretti quando devono trattare sui tavoli importanti. L'Elettorato di Destra è stato devastato in questi decenni da questa situazione, il risultato? nessuna politica di Destra Vera per quanto riguarda il lavoro, nessuna politica di Destra per quanto riguarda il Sociale, nessun uomo politico di Destra che abbia "oltrepassato" le file di chi attente la "benevolenza dei padroni di turno. Sembrerebbe che in troppi siano rimasti solo per rimanere attaccati al tavolo del potere (più o meno importante). Se dal punto di vista umano questo è comprensibile non lo è alla luce dei bisogni degli Italiani e del lavoro. 

Cosa se ne fa la DESTRA (e gli uomini di Destra) del potere se questo serve solo a scannarsi tra loro (esempio PDL) o a raggiungere posti di comando con fazzoletti colorati diversamente?

Cosa se fa fa la Destra del potere se dal punto di vista fiscale siamo diventati uno Stato estremamente illiberale e quasi comunista? vogliamo dimenticare che lo Stato gestisce direttamente oltre il 50% di tutto il lavoro degli Italiani?

Cosa se ne fa la Destra del Potere se la Socialità, malgrado la gestione di cui sopra sta praticamente scomparendo lasciando il posto all'assistenzialimo più becero?

Cosa se ne fa la Destra del Potere se non lo usa per fare concretamente politica Sociale vera costruita con leggi e fatti concreti?

Serve poco anzi pochissimo postare sul Web miti storici ed immagini ducesche, serve ancor meno mandare email dello stesso tono, serve ancor meno vantare amicizie con i "poteri "alternativi locali" se tutto questo non produce politica di Destra vera.

Seguire  meno l'immagine e costruire più politica di Destra è l'augurio e l'invito che viene da chi in questi decenni è stato da voi convinto a darvi i voti. Se non ve la sentite vi consiglio il rispetto verso chi ha avuto Storia, Lavoro e umanità con nomi come Almirante, Savoia, Saccomani, Pasetto, Bellazzi per non parlare dei vari Bedeschi, Gobetti, Pettene, Frau, Bedendo, Rolando, Comencini, Falamischia e delle altre decine di Segretari, Consiglieri comunali o militanti  di sezioni che vi hanno costruito nel MSI  le fondamenta delle vostre poltrone attuali. 
Nello Alessio

martedì 14 febbraio 2012

....Anche in Svizzera (italiana) il bisogno di Destra Sociale

LUGANO
Nasce la "Destra Sociale Luganese"

ArticoloBlog 31Mappa
 
LUGANO - Una nuova formazione politica è nata negli scorsi giorni: sabato 11 febbraio ha visto la luce “Destra Sociale Luganese”.

Gli obbiettivi del nuovo schieramento, annuncia il presidente Marco Seitz, sono quelli di fare "una politica a destra senza tralasciare i temi della socialità, cosa che la “destra economica” non ha fatto negli ultimi anni". L'obiettivo pratico sarà il piazzamento di un canditato in Consiglio comunale a Lugano nelle elezioni del 2013.

Frà qualche giorno sarà pure attivo un sito web nel quale si potranno leggere idee e programmi della “Destra Sociale Luganese”.
 

da www.blitzquotidiano.it


ROMA – Agenzie di stampa e giornali hanno dato la notizia che il leader de La Destra, Francesco Storace, sarebbe a rischio di rinvio a giudizio per un finanziamento elettorale relativo alle Regionali del 2005. Questa la replica di Storace.
“Leggo che un pubblico ministero ha chiesto il mio rinvio a giudizio per un finanziamento elettorale nella campagna per le regionali del 2005. Non mi sono neppure arrabbiato, quando ho letto il nome del giudice che ha ordinato al pm di indagarmi (perché il pm aveva chiesto per ben due volte la mia archiviazione…). La giudice e’ la dottoressa Bonaventura, quella del Laziogate, quasi che io abbia un giudice naturale, lei…
In pratica, il gruppo Angelucci, che alle regionali del Lazio del 2005 contribuì con bonifici bancari – quindi non in nero, non di nascosto – con propri contributi a vari soggetti politici, secondo l’accusa non me li diede per le elezioni ma per ottenere mesi dopo, da ministro, fondi per la ricerca da me. Prevedeva in pratica che avrei perso le regionali e sarei diventato ministro della salute. Di lì avrei convinto Tremonti a sganciare quattrini per la lotta al cancro e quindi ne sarebbero stati beneficiati.
E che devo dire di fronte a una costruzione del genere? Poi, accortisi che la profezia non stava in piedi, gli inquirenti hanno “deciso” che il “favore” agli Angelucci era il riconoscimento di un Ircss da presidente di Regione. Peccato però che l’Irccs, all’epoca, era competenza del ministero della Salute, dove io non c’ero ancora. Noi davamo solo un parere non vincolante.
Sarebbe bastato chiedermelo in un interrogatorio. Ma in quasi otto anni nessuno ha trovato cinque minuti per farmi qualche domanda.
In compenso, il pubblico ministero Pisani ha chiesto per ben due volte la mia archiviazione. Ma la dolcissima dottoressa Bonaventura ha deciso di no e ha ordinato al pm di chiedere il mio rinvio a giudizio. Il tempo e’ quello giusto. Magari passino anche veline più precise ai cronisti: il contributo elettorale al comitato che sosteneva la mia rielezione non fu di 400 milioni, troppa grazia, ma di quattrocento mila euro. Il decreto per la ricerca non era di 100 miliardi, ma di cento milioni….. pazienza, sopporteremo anche questa…”.

da www.cadoinpiedi.it


ARMI ALLA GRECIA DA GERMANIA E FRANCIA IN CAMBIO DEGLI AIUTI

di Claudio Messora - 13 febbraio 2012

La troika Bce-Fmi-Ue sta riducendo la Grecia alla fame con misure da bollettino di guerra. Ma il Paese, ormai nel baratro, nel 2012 spenderà 7 miliardi di euro in armi. E' il prezzo da pagare a Merkel e Sarkozy per avere gli aiuti


Claudio Messora

11 milioni di persone ridotte in schiavitù dall'asse franco-tedesco, i cui sistemi bancari detengono rispettivamente 47,9 e 18,6 miliardi di dollari di debito greco. Le pretese che la troika Bce-Fmi-Ue, per mano del suo fantoccio Papademos, ha fatto approvare sono da bollettino di guerra. Drastica deregulation del mercato del lavoro. Una diminuzione di oltre il 20% del salario minimo garantito. 150mila lavoratori licenziati, di cui 15mila subito. Taglio netto delle pensioni. Drastica economia di spesa, soprattutto sui farmaci, sugli ospedali e sulle autonomie locali. Vendita delle quote pubbliche in petrolio, gas, acqua e lotteria.

Fame nera. In cambio di cosa? Di 130 milardi di aiuti e di una rinegoziazione del debito con le banche estere del 70% in meno. Siamo sicuri che siano aiuti? Il debito pubblico greco ammonta a 365,6 miliardi di euro. Con l'abbattimento dei crediti bancari potrebbe scendere a 265. Con i 130 miliardi di prestiti (+ 15 salva banche) correrebbe nuovamente verso i 400. Nuovo debito per dare l'illusione di liberarsi di quello vecchio.

E intanto i creditori continuano a fare affari. Nel 2012 la spesa militare ellenica ammonterà a 7 miliardi di euro. La gente è disperata ma si dilapideranno 7mila mlioni di euro. A vantaggio di chi? Ma della Merkel e di Sarkozy, naturalmente. Armi vecchie, di seconda mano, in cambio di nuovo debito.

La Grecia è ormai ridotta ad area periferica di sfruttamento, estrazione e colonizzazione. E indovinate chi si era opposto? Papandreou. Quello che aveva anche osato parlare di referendum. Quello subito rimosso e sostituito dal banchiere della Commissione Trilaterale, amico di Monti, che a sua volta sta facendo più o meno le stesse cose qui da noi.

Italiani: che aria tira, lì, sul pero? Fa un bel fresco?

FREGATE, SOTTOMARINI E CACCIA 
Quelle pressioni di Merkel e Sarkò per ottenere commesse militari

CORRIERE DELLA SERA - 13/02/2012 - p.5. I greci sono alla fame, ma hanno gli arsenali bellici pieni. E continuano a comprare armi. Quest'anno bruceranno il tre per cento del Pil (prodotto interno lordo) in spese militari. Solo gli Stati Uniti, in proporzione, si possono permettere tanto. Ma cosa spinge Atene a sperperare montagne di soldi? La paura dei turchi? No, è l'ingordigia della Merkel e di Sarkozy. I due leader europei mettono da mesi il governo greco con le spalle al muro: se volete gli aiuti, se volete rimanere nell'euro, dovete comprare i nostri carri armati e le nostre belle navi da guerra.

Le pressioni di Berlino sul governo di Atene per vendere armi sono state denunciate nei giorni scorsi da una stampa tedesca allibita per il cinismo della Merkel, che impone tagli e sacrifici ai cittadini ellenici e poi pretende di favorire l'industria bellica della Germania. Fino al 2009 i rapporti fra Atene e Berlino andavano a gonfie vele, il governo greco era presieduto da Kostas Karamanlis (centrodestra), grande amico della Merkel. Gli anni di Karamanlis sono stati una vera manna per la Germania. «In quel periodo - ha calcolato una rivista specializzata - i produttori di armi tedeschi hanno guadagnato una fortuna». Una delle commesse di Atene riguardò 170 panzer Leopard, costati 1,7 miliardi di euro, e 223 cannoni dismessi dalla Bundeswehr, la Difesa tedesca.

Nel 2008 i capi della Nato osservavano meravigliati le pazze spese in armamenti che facevano balzare la Grecia al quinto posto nel mondo come nazione importatrice di strumenti bellici. Prima di concludere il suo mandato di premier, Karamanlis fece un ultimo regalo ai tedeschi, ordinò 4 sottomarini prodotti dalla ThyssenKrupp. Il successore, George Papandreou, socialista, si è sempre rifiutato di farseli consegnare. Voleva risparmiare una spesa mostruosa. Ma Berlino insisteva. Allora il leader greco ha trovato una scusa per dire no. Ha fatto svolgere una perizia tecnica dai suoi ufficiali della Marina, i quali hanno sentenziato che quei sottomarini non reggono il mare. Ma la verità, ha tuonato il vice di Papandreou, Teodor Pangalos, è che «ci vogliono imporre altre armi, ma noi non ne abbiamo bisogno». Gli ha dato ragione il ministro turco Egemen Bagis che, in un'intervista allo Herald Tribune, ha detto chiaro e tondo: «I sottomarini della Germania e della Francia non servono né ad Atene né ad Ankara».

Tuttavia, Papandreou, alla disperata ricerca di fondi internazionali, non ha potuto dire di no a tutto. L'estate scorsa il Wall Street Journal rivelava che Berlino e Parigi avevano preteso l'acquisto di armamenti come condizione per approvare il piano di salvataggio della Grecia. E così il leader di Atene si è dovuto piegare. A marzo scorso dalla Germania ha ottenuto uno sconto, invece dei 4 sottomarini ne ha acquistati 2 al prezzo di 1,3 miliardi di euro. Ha dovuto prendere anche 223 carri armati Leopard II per 403 milioni di euro, arricchendo l'industria tedesca a spese dei poveri greci. Un guadagno immorale, secondo il leader dei Verdi tedeschi Daniel Cohn-Bendit. Papandreou ha dovuto pagare pegno anche a Sarkozy. Durante una visita a Parigi nel maggio scorso ha firmato un accordo per la fornitura di 6 fregate e 15 elicotteri. Costo: 4 miliardi di euro. Più motovedette per 400 milioni di euro.

Alla fine la Merkel è riuscita a liberarsi di Papandreou, sostituito dal più docile Papademos. E i programmi militari ripartono: si progetta di acquisire 60 caccia intercettori. I budget sono subito lievitati. Per il 2012 la Grecia prevede una spesa militare superiore ai 7 miliardi di euro, il 18,2 per cento in più rispetto al 2011, il tre per cento del Pil. L'Italia è ferma a meno dello 0,9 per cento del Pil.

Siccome i pagamenti sono diluiti negli anni, se la Grecia fallisce, addio soldi. Ma un portavoce della Merkel è sicuro che «il governo Papademos rispetterà gli impegni». Chissà se li rispetterà anche il Portogallo, altro Paese con l'acqua alla gola e al quale Germania e Francia stanno imponendo la stessa ricetta: acquisto di armi in cambio di aiuti.

I produttori di armamenti hanno bisogno del forte sostegno dei governi dei propri Paesi per vendere la loro merce. E i governi fanno pressione sui possibili acquirenti. Così nel mondo le spese militari crescono paurosamente: nel 2011 hanno raggiunto i 1800 miliardi di dollari, il 50 per cento in più rispetto al 2001.

Marco Nese